Livehigh is our life

marzo 24, 2007

Livehigh. Per chi non lo sapesse, si tratta del gioiello del trasporto locale di Trenitalia. Guardatelo, con quei Carducciani fanali, e con le righine verdi sui fianchi! Oggi abbiamo beccato due Livehigh di fila… Non eravamo pronti psicologicamente, sembrava quasi di essere in un Paese serio! In compenso, per smorzare in partenza ogni dubbio, quello del ritorno aveva un ritardo 10′<x<18′. Insomma, il disagio c’è stato comunque. Ecco i dati di questo treno meraviglioso, tratti da Trenitalia.it

 

Vivalto- Caratteristiche tecniche

Lunghezza circa 150 m
Larghezza 2,774 m
Altezza dal piano del ferro 0,6 m
Altezza piano superiore 1,92 m
Numero di carrelli motori 2 (dato riferito alla loc.)
Velocità massima 160 km/h
Campo di funzionamento 3000 Vcc (e 1500 Vcc)

Momento epico del giorno: cielo coperto di nubi nere per tutto il tragitto d’andata, ma a Grisignano Tzocco il cielo si apre come per miracolo ed esce il sole. Chi trova sole non lo lascia più!


Ogni fottuta volta

marzo 21, 2007

Ore 13 e 15. Sono da qualche parte svaccato nei meandri di Scienze Politiche a Padova, e mi arriva il seguente messaggio: “Ho perso il treno, cazzo! E’ arrivato con 3 minuti di anticipo!”.  Ormai l’interregionale delle 13 e 15 pare celare dietro alle sue arrugginite carrozze un mistero assai inquietante, alla stregua del Triangolo delle Bermude o di cosa ha detto Materazzi a Zidane.

Noi però siamo poco propensi a credere alle supposizioni più fantascientifiche, e vogliamo formulare con rigore giornalistico tre ipotesi plausibili per provare a fare luce su ciò che appare oscuro.

  1. la colpa è dell’orologio della lux, che a causa delle stratosferiche velocità a cui la ggiovane pedala per andare in stazione rimane ogni volta indietro di due o tre minuti.
  2. la colpa è della lux, che perde sempre il treno apposta perchè è masochista e ama lamentarsi via sms con il sottoscritto, per ricevere le dolci parole di conforto che le piacciono tanto.
  3. la colpa è del macchinista, che non vede l’ora di passare per Grisignano Tzocco.

Si accettano altri suggerimenti.

Informiamo la gentile clientela che questo post è stato scritto in 3 minuti, giusto il tempo d’anticipo del treno, e che l’autore soffre di dissenteria. Leggere il post senza commentare può costare molto caro. Il personale di Crisy Train sta effettuando controlli all’uscita dal blog e in stazione.


dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggero

marzo 15, 2007

<SCUSI è LIBERO QUI?

-si figuri, certo, tolgo subito la borsa e gli occhiali..ecco

<GRAZIE

-niente.

-bè e…lei dov’è diretta?

<O, IO A VICENZA E LEI?

-ah…un po’ dopo

<CAPISCO…VIAGGIA…SPESSO?

-sì a dir la verità. sono una specie di missionario

<O…MA DAVVERO..

-si ma non uno di quelli cristiani, io sono un missionario di un culto…mi creda…qualcosa di davvero straordinario…nemmeno io all’inizio ci credevo…ma dopo un anno di viaggi in treno…

<è CHE IO NON VIAGGIO MAI, ALLORA…

-sì, sì, è ovvio che lei non capisca, ma sa, anch’io una volta mi fermavo a Vicenza, o andavo a Padova. ma poi ho trovato la Terra Promessa…la Voce mi ah guidato verso la salvezza. guardi, non è possibile descrivere la pace dei sensi se non la si prova

<…

-non si scandalizzi, signora, non sono pazzo. sto andando al Raduno con i miei confratelli e sono molto felice. le chiederei di venire, m è chiaro che lei rifiuterebbe.

<…

-ma non è un problema per me sa….prima o poi ci ritroveremo tutti…i pendolari in Paradiso e i fuori sede respireranno per sempre l’acre stagnare di Montebello!

<NO! LA PREGO, MI DICA COSA DEVO FARE PER SALVARMI!

-deve proseguire oltre Vicenza, cercando di ignorarne l’orrore. e là, dove non ha mai guardato con attenzione, troverà la Risposta

<DOVE? COME?

-là…là dove sorge il sole. lei scenderà insieme a una ragazzo rasta e con gli occhialetti alla harry potter. proseguirà fino alla casa di mattoni rossi. quella nuova. da lì partirà una macchinetta gialla su rotaie. non posso dirle altro

<MA COME RICONOSCERò I CONFRATELLI?

-la parola d’ordine è “conteiner rosa”

<E COME SAPRò DOVE DEVO SCENDERE?

-la Voce glielo dirà….ascolti con attenzione…dento il treno…nella sua anima più remota….una Voce, che noi chiamiamo Zborro, le dirà che è venuto il momento

<ALLORA…CONTEINER ROSA?

-conteiner rosa

<CI SARò

———————

Grisignano Tzokko! prossima fermata…


Sauberkeit

marzo 9, 2007

Oggi, mentre io e la Lux eravamo svaccati sul regionale delle ore 17, aspettando che partisse dalla stazione di Padova per tornare a casa, il discorso è caduto sulla pulizia dei treni (e si è fatto piuttosto male, il poverino). Stavamo mangiando i cracker-acqua, tipo quelli della Mulino Bianco, quando io ho esternato il mio disgusto per i graffiti sui treni e la Lux ha detto che ritiene molto più fastidiosa la sporcizia degli stessi treni. La mia dolce compagna di viaggi sostiene che vengono lavati una volta al mese con una sorta di aspira-polvere che invece che aspirare fa partire un getto d’acqua e sapone su tutto ciò che si trovi all’interno del treno, e poi le fodere dei sedili non vengono nè sciacquate nè asciugate.

Come vedete, la responsabilità in sede civile di queste affermazioni non è mia! Certo che si potrebbero utilizzare metodi di pulizia più efficaci. Tipo il Febreeze. Avete presente? Quello che si usa quando ti puzzano le scarpe. I responsabili della pulizia dovrebbero essere gli stessi controllori. “Buongiorno, biglietti prego. Scusi, le puzza il sedile. E anche un pò l’ascella” e via, ecco estratto il fatidico flacone da una tasca segreta della loro fornitissima giacchetta verde, e il buon odore è garantito.

Altrimenti noi pendolari siamo costretti a prendere prima di ogni viaggio 3 giornaletti tipo “In Città” o “Leggo” e disporli sui maleodoranti sedili di Trenitalia per proteggere i nostri vestiti dalla loro terribile puzza. E’ una scelta dura, le aziende che stampano i quotidiani gratuiti avranno un grosso calo di vendite, ma nessuna medicina è piacevole (Prodi dixit). E, dunque, Febreeze sia!


sport estreni

marzo 6, 2007

questo omino simpaticissimo è un trainsurfer. e lo vedete qui alle prese con un velocissimo (più di 300 all’ora, neanche la donna cannone ci arriva) treno ICE tedesco. TEDESCO! quindi uno di quei treni dove la prima classe ha abbattuto la porta che la divide dalla seconda e ha inivtato quelli di seconda a provare le sedie in vera pelle della prima.solo che poi la seconda classe ha dovuto pagare il sovrapprezzo perchè è passata in prima, ma tant’è.

sui treni austraci ci dilungheremo altrove,tipo in austria o in un altro post.

su quelli svizzeri non saliremo mai, perchè ci rigetterebbero come un rene non compatibile e in ritardo.

ma volevo esprimere il mio disappunto: finalmente avevo trovato oo sport che fa per me. Ma devo andare all’estero! qui ci fanno i corsi per bambini e la riabiltazione agli anziani, non le surfate!

immaginate di mettervi a surfare sul nostro amato regionale delle 7.06: intanto vi conviene salire a SBonifacio, così avete 20 minuti per sistemarvi. dopo si parteeee!!!….eee…ee..e. allora? ah ecco, ci stiamo muovendo. ah no, era il terreno che subisce i movimenti (notoriamente repentini) delle placche continentali.

vabè cmq fra qualche era geologica saremo in viaggio. il surfista si leva in piedi sfidando il vento. visto che c’è finisce il suo altissimo castello di carte, immobile.

sorge il sole sul suo sorriso: illumina le viti (di cui potrebbe comodamente contare i tralicci), le macchine ferme al passaggio a livello, ciascuna con la sua brava copertura total di edera e muschio, e con su piantata una tenda igloo con dentro un esquimese per 30 giorni, poi cambia.

ma attenzione: la strada è irta di pericoli. giunto a Montebello, o nei suoi pressi, il povero surfista si sente male: “ACH!” dice una forte fanciulla Roi-Tanard corazzatissima in ogni senso “LA GVERRE KIMIKA!” L’uomo cade stremato da quello che sembra la colazione di Davide andata male (zampone e caffè nda) .

ed è un errore! perchè gli restano solo OTTANTA MINUTI per piegarsi in tempo sotto il cavalcavia di Vicenza, prima che quello, appena sfiorato dalla punta dei suoi capelli, crolli rovinosamente. “epure l’avevamo costruito così beeee-nee…con tuta la nostra periiiisia” dicono i vicentini

ma lo evita appena in tempo. purtroppo, se l’inclinazione del treno a Altavilla non l’aveva stroncato, a Lerino, provato dalle precedenti fatiche e non accortosi dell’arrivo un po’ per la coltre di nebbia, un po’ perchè è difficilissimo distinguere quando il treno va da quando rallenta a quando si ferma, a Lerino dunque RISHIA DI CADERE. ma un mano provvidenziale lo assiste: è la Mano Invisibile. Il surfista non fa nemmeno in tempo a dire “ma io sono un keynesiano!” che quella, con un cenno invisibile, è ancor più scomparsa.

ed ecco PADOVA! calcolando attentamente la traiettoria, con un “op-là!” il nostro eroe si schianta contro la pista da biglie scavata con uno stecchino del caffè nel cemento da un ormai non più giovane uomo in attesa di un regionale per Bassano Del Grappa.

sic est, sed lex


Two is better than one

marzo 5, 2007

due locomotive? doppia potenza!


IT TAKES A TRAIN TO CRY

marzo 3, 2007

Andrà (moi ennepe musa) mai a segno un progetto che si basa sulle fragili promesse (da marinaio, che coerenza) di trenitalia?

Inizio questo post come l’Odissea, non tanto per tirarmela (secondo voi so come continua?o cosa vuol dire?), ma per sottolineare il parallelismo mai troppo consunto tra il viaggiatore epico Ulisse e il povero utente delle Ferrovie dello Stato, costretto ad affrontare contrattempi che in confronto Scilla e Cariddi sono amabili bestiole. Anche perché mica abbiamo dieci anni a disposizione per tornare a casa, noi. Non c’è Penelope che tesse aspettandoci, e spesso non c’è neanche la cena nel microonde per i ritardatari.

Comincio dal principio

Chiamatemi Ismaele. “Ismaeeeleeeeee…c’è la lux che ti vuole!! Arriva subito”. Ok grazie.

Ora che ci siamo tutti, posso cominciare davvero.

C’è un treno che parte alle 7:18, e uno che parte alle 7:06. Dopo una nottata di studio per l’esame di Letteratura Italiana ho ritenuto, la mattina del 23/02, di potermi permettere quei venti minuti di sonno in più e prender quello dei 18. ERRORE!!

Dopo pochi minuti d’attesa l’altoparlante annuncia con rammarico di routine il ritardo del treno. 15 minuti. Tiro giù un santo, probabilmente S.Antantonio, e faccio un paio di calcoli su che autobus prendere una volta a Padova per non tardare all’appello. Dunque se corro e prendo il diretto piazze dei cinquant…dlin-dlon! Non arriverai mai, il tuo treno è in ritardo di mezz’ora! POSSANO I TUOI NATI TORCERE IL VISO DA TE! Ah sì? Bè allora lo sopprimo! Tiè!

Resto basita: Trenitalia, fedele come Polifemo al principio dell’”occhio per occhio” mi ha fregata. Il prossimo treno sarà fra ere geologiche. E arriverà dopo l’estinzione delle zanzare tigre! In più mi trovo alla stazione di Porta Vescovo, dalla quale passano solo regionali. Telefono a casa, ma ovviamente devono andare a lavorare, e ben lontano da Padova. Chiamo tutti quelli che vivono nella patavina city, ma nessuno è sveglio a quell’ora, ovviamente, tranne una, che però sta giusto facendo colazione a casa sua. A Verona. Chiamo Damiano, il quale però ha la macchina rotta, precisione della sfiga…passa un treno per Porta Nuova, lo prendo al flai sperando che l’intercity delle 8.38 sia miracolosamente veloce. Ivi giunta, è chiaro che è un improperi-day. Appena sotto i gradini del binario ci sono dei giovin signori in tuta fluorescente che vogliono controllare i nostri biglietti. Che carini! Peccato che io da Verona PV a Verona PN (1,20 euro, ma vi sembra possibile?) non ce l’abbia, e che quest’euroeventi potrebbe costarmene 25 (si avvisa la gentile clientela che viaggiare senza biglietto può costare caro). Attendo sul binario mentre mio padre si offre d’accompagnarmi, ma è tardi per l’auto. Le tutine se ne vanno, scendo e volo a farmi il supplemento e il biglietto fino a Pvescovo. Mancano tre minuti alla partenza di questo bellissimo Eurostar. EUROSTAR? Ma io ho il supplemento Intercity! Quei pochi sparuti santi ancora caparbiamente aggrappati alle loro nuvolette (come Goku) crollano come d’autunno sugli alberi le foglie durante una grandinata estiva (noncisonopiùlemezzestagioni). Torno indietro, mi fingo la mascotte della stazione e faccio un balletto patetico per sviare l’attenzione dalla mia avanzata furtiva verso la biglietteria saltando la fila. Tutti mi seguono facendo il trenino dell’amore, li porto fino al binario 8, li abbandono lì e torno correndo per cambiare il supplemento prima che si accumuli altra coda (purtroppo non saprei come sviarla, ho disimparato la macarena e il ballo di simone).
La Signora dei Biglietti invece di scagliare la timbratrice nel Monte Fato mi chiede a che sportello ho fatto il detto supplemento. Non ci sono segnati i numeri, suvvia, si muova che perdo il treno! La tizia sembra afferrare il concetto, anche se mormora numeri tra sé e sé. Solo dopo scopro che era il sovrapprezzo (sei euro. L’Eurostar si chiama così perché è fatto con monete fuse). Pago, corro, salgo, arrivo praticamente a SBonifacio a piedi, percorrendo il treno in lunghezza, alla ricerca del mio posto. Mi siedo e mi ricordo che mi devo angosciare per l’esame. Intanto Daniele a 80 km di distanza accende il telefono e lo prego di andare a dire il mio nome all’appello. Il Gran Turchetti e grande amico mi assicura il suo sostegno. Solo in quel momento mi ricordo di non saper distinguere Guittone D’Arezzo da Pascoli. E mi rendo conto che le mie energie sembrano appena uscite da un week end dell’azione cattolica con babysitteraggio e animazione bimbi inclusi. Arrivata a chiedo a tutti i passanti se davvero è Padova quella lì o è Trieste, che magari ho pure sbagliato treno. Ma dall’accento vicentino imperante e dall’assenza del mare (a meno che non abbia sempre sottovalutato il Piovego) mi rendo conto: sono finalmente giunta alla meta.

Alright hold tight
I’m in Eurostar!


Come portare una bici a Padova

marzo 1, 2007

1) Procurati una bici. Possibilmente vecchia, brutta, graziella, Maria Luigia, oppure comprata alle Corti Venete. Insomma, deve essere un catorcio. A Padova le bici hanno vita breve, infatti.

2) Se sapevi quali erano i treni abilitati al trasporto bici, dimenticalo. E’ molto meglio passare la notte prima con il dubbio, assillati da incubi in cui il proprio alter ego si aggira per la stazione domandando mestamente: “niente posto bici qui? niente toilette? Nessuno pare saperlo . A quel punto, splendido nella sua massa arancione comparirebbe salvatore un magnifico autobus, suadente risuonerebbe il motto che gli avi e l’avis ci hanno tramandato: “prendi l’autobus. A conti fatti, arrivi prima”.

3) Appurato che solo di un sogno si trattava, pedala con la forza che ti permettono le tue gambe mollicce fino alla stazione di Porta Nuova (perchè a Porta Vescovo è un casino caricare bici), paga il supplemento bici e domanda dove si trova la carrozza biciclette. “Sempre in testa al treno” dice convinto il funzionario delle FS nella sua giacchetta verde e nei suoi baffi, verdi anche quelli. Ma perchè soprattutto proprio quel colore? Perchè non lillà, viola, beige, stracciatella o color puffo? Nessuno pare saperlo (e 2). E allora via, via al binario 4, pedala fino alla fine della banchina, avanti avanti, in modo da salire sulla carozza giusta.

4) Arriva il treno. E’ puntuale!!! Pensi di accendere un santino per Trenitalia. Come non detto. Non c’è nessuna carrozza bici. Ecco un altro uomo in giacchetta verde, anche lui con i baffi (non verdì però). Dov’è la carrozza bici porcocane? E’ un fine filosofo, un maestro di dialettica, un Eraclito in maglietta verde (e se Trenitalia fosse leghista?): “Se non l’è qua, l’è in fondo al treno”. Raggiungi il fondo del treno (treno che è lunghissimo…uff sempre a parlare di dimensioni!) pedalando ai 30 all’ora fra la gente che scende e investendo nell’ordine una suora, una panchina, un barbone di sesso confuso e un altro omino in giacchetta verde, sali sul treno, pulisci il parafango ormai divenuto verde della tua bici, appendila al gancio e siediti sulla prima carrozza che trovi.

5) Nella tua carrozza dormono tutti. Eppure sono le 9 e 15 di mattina! Vicino a te dormono tre tipe molto fighe. Ad alta voce pensi :”Abuso di loro?”. No no, signorina che ha capito. Dicevo “a-buso” di loro. Sì sono veronese sa, vuol dire “Molto” di loro. Genitivo possessivo..ma non era ablativo? . Bah che teghe!

6) Le tipe si svegliano. Sono spagnole. Uhh che fighe che cosa carina! Tanta ansia per niente.

7) Le tipe iniziano a litigare fra loro e una scoppia a piangere. Nel frattempo, nell’ordine, passano: a) un’intera scolaresca milanese che voleva vedere il raro spettacolo naturale della fine del treno (“guardaaaa, è l’ultima carrozzaaa, che sketchh, uesh!“) b) una tipa isterica che se la stava facendo addosso e cercava un bagno, e invece ha trovato la mia bici. Per fortuna non si è accontentata. c) una suora, senza alcun perchè, ma alquanto scocciante comunque. d) il controllore, anche lui nella sua giacchetta verde, che mi prende per il culo perchè il mio biglietto è obliterato male.

8 ) Le tipe ti guardano ridendo e tu scendi con la bici in mano alla Grande Stazione di Padova. Anche oggi sarà una giornata di merda. Ma almeno per qualche ora non vedrai più omini verdi. Evvai!


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