
1) Procurati una bici. Possibilmente vecchia, brutta, graziella, Maria Luigia, oppure comprata alle Corti Venete. Insomma, deve essere un catorcio. A Padova le bici hanno vita breve, infatti.
2) Se sapevi quali erano i treni abilitati al trasporto bici, dimenticalo. E’ molto meglio passare la notte prima con il dubbio, assillati da incubi in cui il proprio alter ego si aggira per la stazione domandando mestamente: “niente posto bici qui? niente toilette? Nessuno pare saperlo“ . A quel punto, splendido nella sua massa arancione comparirebbe salvatore un magnifico autobus, suadente risuonerebbe il motto che gli avi e l’avis ci hanno tramandato: “prendi l’autobus. A conti fatti, arrivi prima”.
3) Appurato che solo di un sogno si trattava, pedala con la forza che ti permettono le tue gambe mollicce fino alla stazione di Porta Nuova (perchè a Porta Vescovo è un casino caricare bici), paga il supplemento bici e domanda dove si trova la carrozza biciclette. “Sempre in testa al treno” dice convinto il funzionario delle FS nella sua giacchetta verde e nei suoi baffi, verdi anche quelli. Ma perchè soprattutto proprio quel colore? Perchè non lillà, viola, beige, stracciatella o color puffo? Nessuno pare saperlo (e 2). E allora via, via al binario 4, pedala fino alla fine della banchina, avanti avanti, in modo da salire sulla carozza giusta.
4) Arriva il treno. E’ puntuale!!! Pensi di accendere un santino per Trenitalia. Come non detto. Non c’è nessuna carrozza bici. Ecco un altro uomo in giacchetta verde, anche lui con i baffi (non verdì però). Dov’è la carrozza bici porcocane? E’ un fine filosofo, un maestro di dialettica, un Eraclito in maglietta verde (e se Trenitalia fosse leghista?): “Se non l’è qua, l’è in fondo al treno”. Raggiungi il fondo del treno (treno che è lunghissimo…uff sempre a parlare di dimensioni!) pedalando ai 30 all’ora fra la gente che scende e investendo nell’ordine una suora, una panchina, un barbone di sesso confuso e un altro omino in giacchetta verde, sali sul treno, pulisci il parafango ormai divenuto verde della tua bici, appendila al gancio e siediti sulla prima carrozza che trovi.
5) Nella tua carrozza dormono tutti. Eppure sono le 9 e 15 di mattina! Vicino a te dormono tre tipe molto fighe. Ad alta voce pensi :”Abuso di loro?”. No no, signorina che ha capito. Dicevo “a-buso” di loro. Sì sono veronese sa, vuol dire “Molto” di loro. Genitivo possessivo..ma non era ablativo? . Bah che teghe!
6) Le tipe si svegliano. Sono spagnole. Uhh che fighe che cosa carina! Tanta ansia per niente.
7) Le tipe iniziano a litigare fra loro e una scoppia a piangere. Nel frattempo, nell’ordine, passano: a) un’intera scolaresca milanese che voleva vedere il raro spettacolo naturale della fine del treno (“guardaaaa, è l’ultima carrozzaaa, che sketchh, uesh!“) b) una tipa isterica che se la stava facendo addosso e cercava un bagno, e invece ha trovato la mia bici. Per fortuna non si è accontentata. c) una suora, senza alcun perchè, ma alquanto scocciante comunque. d) il controllore, anche lui nella sua giacchetta verde, che mi prende per il culo perchè il mio biglietto è obliterato male.
8 ) Le tipe ti guardano ridendo e tu scendi con la bici in mano alla Grande Stazione di Padova. Anche oggi sarà una giornata di merda. Ma almeno per qualche ora non vedrai più omini verdi. Evvai!
Pubblicato da the fab one